“Non dal volto si conosce l’uomo, ma dalla maschera.”
A volte un progetto nasce senza fare rumore.
Un pomeriggio qualunque, materiali tirati fuori quasi per caso, un’idea pensata per i bambini.
Poi qualcosa cambia.
Le mani iniziano ad andare da sole.
I colori chiamano altri colori.
Quello che doveva essere semplice prende una direzione diversa.
I bottoni arrivano uno dopo l’altro.
Non sempre scelti. Non sempre desiderati.
Si attaccano e restano.
Come certi segni che la vita, e le persone, ci appiccicano addosso.
Le cuciture non sono nascoste.
Restano a vista, irregolari, a filo doppio.
Sono le cicatrici: quelle lasciate dalle delusioni, dalle perdite, dai dolori più profondi.
Non belle nel senso classico.
Ma necessarie.
Perché tengono insieme.
I contrasti convivono.
Tessuti che non dovrebbero stare insieme e invece restano.
Come noi: fatti di luce e ombre,
di slanci e spigoli,
di ordine e disordine che si attraversano.
Questo progetto ha cambiato strada mentre nasceva.
Da proposta per bambini a quadro identitario.
Da maschera a volto.
Da travestimento a verità.
Perché spesso le maschere le indossiamo anche quando non è Carnevale.
A volte per nasconderci.
Altre per trovare il coraggio di mostrarci per quello che siamo davvero:
fallibili, imperfetti.
E' per questo che
ogni maschera è diversa.
Come le persone.
Come le storie.
Come le imperfezioni
che ci rendono unici.
Non solo una maschera.
Ma la storia di una vita.
Un progetto che cambia forma
Questo progetto può essere reinterpretato anche in versione semplice, utilizzando carta, riviste e bottoni: un’idea adatta alla scuola e ai più piccoli, senza perdere il suo significato.
Ne parlo nel Calendario scolastico creativo e lo realizzeremo insieme anche durante il prossimo Pomeriggio Creativo.


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