“Cronache semiserie di una creativa a fine giornata (ma con il cuore pieno e il forno acceso)”
Ancora con il grembiule addosso, mentre il profumo di polpettone aleggia e il purè in scatola finge spudoratamente di essere stato preparato a mano, mi è venuta voglia di raccontarvi la scenetta tragicomica di stasera.
Niente mise en place, niente tovaglia stirata o Gantt salvavita.
Solo un piatto di polpettone dal sapore di mamma — quello che sa di “ci penso io” anche adesso che non c’è più — e un purè istantaneo dal sapore di resa… ma anche di tregua.
Dopo oltre dieci ore di maratona creativa per chiudere la Santissima Anteprima Natale, con la mano destra ormai in sciopero e il posteriore della stessa forma della sedia, ho realizzato una cosa: dovevo ancora preparare la cena.
Cinque minuti buoni di paralisi davanti al frigo aperto, poi l’illuminazione:
polpettone! (ricetta e ricordo di mia madre).
Le patate? Finite.
E allora via col purè in fiocchi, quello da “emergenza sopravvivenza creativa”, che salva cena e dignità in un colpo solo.
Insomma: un piatto del cuore e un contorno di sopravvivenza — la combo ufficiale delle serate “ce l’ho fatta anche oggi”.
Mentre il mestolo girava pigramente nella pentola, mi sono resa conto che la cucina — come la vita — non ha bisogno di essere perfetta.
Serve solo qualcosa che scaldi: le mani, il cuore… e magari pure la cena.
Serve un profumo che ricordi casa, anche se arriva da una busta.
Serve qualcuno da chiamare mentre il purè si gonfia e il forno suona.
Serve concedersi il lusso di non fare tutto alla perfezione, ma di esserci:
davanti a un piatto caldo, con la faccia stanca e un sorriso vero.
Perché in fondo, il segreto non è cucinare sempre bene,
ma continuare ad apparecchiare la vita, anche quando si è un po’ sfiniti.
❤️ Polpettone di mamma, purè in scatola e gratitudine q.b.
P.S. Tutto sommato, comunque, nessuno si è lamentato e i piatti sono stati — come sempre — lustrati a dovere! 😄
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Immagine: Freepik
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