Basta poco.
Basta davvero poco per perdere tutto.
E per “tutto” non intendo ciò che si vede.
Intendo se stessi.
I propri ruoli.
Il proprio posto nel mondo.
Il proprio nome dentro le cose.
Ti ritrovi a non essere più quello che sei sempre stata.
Non sei più figlia.
Non sei più moglie.
Non sei più lavoratrice.
Non sei più amica.
Tanti “non sei più”
che fanno male.
Ma che, allo stesso tempo,
ti costringono a fermarti
e a chiederti:
allora chi sono?
E arriva un momento in cui,
dopo esserti interrogata,
cominci ad attivarti.
A rimettere insieme i pezzi.
A ricostruirti un ruolo.
Un’identità.
È quello che sento adesso.
Guardando il coraggio degli altri,
trovo coraggio anche per me stessa.
Traggo forza da scelte coraggiose,
da vite che non sono state più semplici della mia,
anche se diverse.
E penso che,
se ce l’hanno fatta loro,
posso farcela anch’io.
Perché, a differenza di tanti,
io ho un bonus.
I miei figli.
Certo, ogni cambiamento porta con sé timori,
fatica,
e difficoltà.
Ma la serenità di una scelta coerente,
rispettosa di se stessi,
aiuta a trovare nuove logiche
e a rimettere ordine.
Per la prima volta,
dopo tanto tempo
— o forse da sempre —
mi sento al centro della mia vita.
Sono sempre stata la mia ultima priorità.
E ora,
pur avendo i miei figli come parte viva e importante di me,
riconosco la legittimità
di un desiderio,
di uno spazio,
anche solo di un bisogno mio.
Di Anna.
Non di mamma Anna.
Non di figlia.
Non di moglie.
Credo sia arrivato il tempo
di raccontare un’altra pagina.
Senza nominarla.
Senza dover spiegare tutto.
Di quei legami che cambiano luogo,
cambiano forma.
Lasciano vuoti
che si riempiono subito di silenzi,
di ricordi,
a volte di lacrime,
e di domande rimaste in sospeso.
Poi, piano,
quella nebbia si apre.
E lascia passare nuovi raggi di sole.
Nuove consapevolezze.
E risposte
a domande
che da troppo tempo
le aspettavano.
❤️
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